Perché il caffè
storie

Perché il caffè?
Quante volte ce lo saremo sentite chiedere. E ogni volta, puntuale, arriva quel piccolo panico: lo stesso che mi prende quando mi domandano qual è il tuo libro o film preferito. Non so mai da dove partire, mi sembra sempre un tradimento: come se lasciassi indietro qualcosa, o banalizzassi qualcos’altro.

Poi per spiegare perché il caffè bisognerebbe sedersi e prenderlo, quel caffè. “Senza fretta”, come dice la scritta che da un mese e mezzo troneggia sul nostro bancone. E allora, sorso dopo sorso, potremmo parlare dei frutti raccolti tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno, che non maturano tutti insieme; del sapere riconoscere il colore e la consistenza del chicco maturo; di come si asciugano, di come fermentano, e di come ogni minuscola variazione possa compromettere un raccolto intero. Delle feste dopo la raccolta, come dopo una vendemmia.

Potremmo parlare di Pedro e Paula, di Monica Borges, di Zé Oscar, e del loro amore per questo frutto che a pensarci che ora sta nella nostra tazzina e al viaggio che ha compiuto sembra un piccolo miracolo.

Dovremmo raccontare di tutti i caffè che abbiamo bevuto per arrivare a dire “ecco il perché”: dell’odore di torrefazione all’uscita di Londrina, del primo assaggio in cupping da Coletivo Alimentar, dei cafezinhos e delle lezioni di italiano ad Apucarana; delle cucine di casa ; della saudade del  caffè di Dona Yara; del viaggio per le piantagioni con Seu Mello, partito senza pretese e rientrato esperto di specialty. E, sorso dopo sorso, rispondendo un po’ e pensando un po’, forse comincerebbe a disegnarsi da sé quella geografia che ci ha portate a scegliere di far parte di questo mondo.